Il Fondo Salvaguardia Imprese cambia volto: da misura volta principalmente alla difesa e tutela del Made in Italy, si trasforma in leva strategica per la competitività dei Marchi Storici. Con l’approvazione della Legge PMI 2025, passata ieri in Parlamento, il Fondo Salvaguardia diventa infatti motore di sviluppo: non più solo strumento di salvataggio diretto per le imprese italiane in difficoltà, ma un bacino a cui possono accedere le aziende titolari di Marchio Storico per rilevare altre aziende in crisi, purché italiane, composte da più di 20 dipendenti e operanti in un settore omogeneo.
“L’approvazione di questa norma” – commenta Massimo Caputi, Presidente dell’Associazione Marchi Storici d’Italia – “rappresenta un grande successo per l’intero sistema del Made in Italy.
È un cambio di paradigma: non parliamo più soltanto di interventi per salvare aziende in crisi, ma di una visione che mette al centro la crescita, la coesione e la competitività delle nostre imprese.
È un passo avanti che abbiamo fortemente sostenuto come Associazione, perché riconosce ai Marchi Storici il ruolo che meritano: non semplici custodi della tradizione, ma protagonisti del futuro industriale del Paese. Il Made in Italy non deve più difendersi, deve crescere, innovare, competere.
Questa riforma offre alle nostre imprese gli strumenti per farlo, valorizzando il capitale umano, preservando l’identità dei territori e mantenendo in Italia il controllo delle eccellenze produttive.
Ogni azienda che resta in mani italiane significa competenze che si tramandano, occupazione che si protegge e valore che si consolida. È questo lo spirito della riforma: unire la tutela con la crescita, la tradizione con l’innovazione, per dare forza a un Made in Italy che guarda al mondo con fiducia e ambizione”.
Con la modifica introdotta all’articolo 43 del decreto-legge 34/2020, il Fondo Salvaguardia Imprese, istituito nel 2020 per evitare la chiusura di siti produttivi e la perdita di posti di lavoro, diventa oggi anche uno strumento per favorire le aggregazioni industriali omogenee e per rafforzare le filiere produttive italiane, consentendo loro di competere con i grandi gruppi internazionali.
I Marchi Storici continueranno ad avere accesso diretto al Fondo per operazioni di ristrutturazione o acquisizione, mentre le imprese più piccole potranno partecipare a operazioni di rilancio attraverso partnership finanziarie o industriali.
La riforma mantiene la funzione di tutela occupazionale del Fondo, ma la affianca a una logica di sviluppo industriale, e non di solo salvataggio, promuovendo la nascita di poli produttivi più solidi, sinergici e competitivi.