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Data center, l’Italia accelera sulla normativa: le novità illustrate dal presidente Deidda
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Redazione

Nel dibattito sulla transizione digitale ed energetica del Paese, i data center stanno assumendo un ruolo sempre più strategico. A fare il punto sulle ultime novità normative è stato il presidente della Commissione Trasporti della Camera, Salvatore Deidda, che ha raccontato lo stato dei lavori parlamentari e le prospettive per il settore.

Secondo Deidda, fino a pochi anni fa i data center non venivano considerati un vero e proprio investimento industriale strategico. Oggi, invece, rappresentano una leva fondamentale per attrarre capitali, sviluppare infrastrutture digitali e rafforzare la competitività dell’Italia nel contesto europeo e mediterraneo.

Il presidente ha spiegato che il percorso normativo è partito da un ciclo di audizioni in Parlamento, durante le quali sono emerse sia opportunità sia criticità. L’obiettivo è stato chiaro fin dall’inizio: creare una cornice regolatoria capace di sostenere la crescita del settore senza “ingessarlo” con regole troppo rigide.

Per questo motivo si è scelto di lavorare a un testo unificato, frutto della collaborazione trasversale tra le forze politiche in Commissione, e strutturato come legge delega al Governo. Una scelta che punta a garantire flessibilità, considerata la rapidità con cui evolvono tecnologie e modelli industriali legati ai data center.

I tempi, ha precisato Deidda, sono legati anche ai necessari passaggi tecnici, tra cui le verifiche della Ragioneria dello Stato, prima dell’approdo in Aula.

Uno dei punti più delicati riguarda i consumi energetici. I data center richiedono grandi quantità di energia e oggi il tema dell’allaccio alla rete è centrale. “Abbiamo molte richieste di connessione”, ha spiegato il presidente, “ma dobbiamo garantire che vi sia anche una produzione adeguata”.

In questo contesto è fondamentale il dialogo con Terna e con i produttori di energia, per assicurare sostenibilità e stabilità del sistema elettrico nazionale.

Il tema si intreccia inevitabilmente con gli obiettivi del Green Deal europeo, che punta a una produzione energetica sempre più orientata alle rinnovabili. Tuttavia, la realizzazione di impianti fotovoltaici ed eolici incontra spesso resistenze a livello locale, generando un delicato equilibrio tra sviluppo industriale e consenso territoriale.

Nel suo intervento, Deidda ha citato anche il caso della Sardegna, territorio che potrebbe diventare un hub strategico per nuovi data center, grazie alla posizione nel Mediterraneo e ai collegamenti con il Nord Africa. Si valutano ipotesi di realizzazione nelle aree portuali o in siti industriali dismessi, come le miniere.

Ma resta aperta la questione dell’alimentazione energetica. Anche ipotizzando l’utilizzo esclusivo di fonti rinnovabili, occorre affrontare il tema dell’accettazione locale degli impianti e, in alternativa, investire in infrastrutture come cavi sottomarini per l’importazione di energia prodotta altrove.

Quello dei data center non è soltanto un tema tecnologico, ma una sfida industriale, energetica e geopolitica. La normativa in discussione mira a creare un quadro chiaro e competitivo, capace di attrarre investimenti senza compromettere sostenibilità e pianificazione territoriale.

“Il confronto continuo tra forze politiche e stakeholder è stato fondamentale”, ha sottolineato Deidda, rivendicando un lavoro condiviso che punta a coniugare innovazione, sicurezza energetica e sviluppo dei territori.

Con l’avanzare dell’iter parlamentare, l’Italia prova dunque a posizionarsi come piattaforma digitale nel Mediterraneo, consapevole che la partita dei data center sarà decisiva per il futuro economico del Paese.

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