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“Dentro la Siria”, il libro di Raimondo Schiavone: “Al-Jolani a Bruxelles, ma sta trucidando un popolo”

Laura Iannello

La situazione in Siria è difficile da comprendere, soprattutto quando si cerca di stabilire chi siano i “buoni” e i “cattivi”. Raimondo Schiavone, giornalista e presidente del Centro Italo-Arabo, prova a fare chiarezza con il suo libro Dentro la Siria, edito da Arkadia e presentato nella Clubhouse di CeoForLife in Piazza Montecitorio a Roma. La caduta di Assad, che si è macchiato di colpe gravissime, ha creato scenari molto preoccupanti.

“Questo libro nasce da 5 anni di viaggi in Siria, prima della guerra e durante la guerra. Una serie di esperienze che mi hanno portato a vedere con i miei occhi quello che stava accadendo. Lo stato siriano si è visto aggredito in un momento in cui stava rilanciando la sua economia, le sue strategie e le riforme nazionali, in particolare nel settore agricolo”, ha spiegato il giornalista e scrittore Schiavone.

L’8 dicembre 2016, in un’offensiva particolarmente violenta, le fazioni ribelli guidate dal gruppo islamista Hayat Tahrir al Sham (HTS) hanno preso il controllo della città di Aleppo, per poi avanzare verso la capitale Damasco. Bashar al Assad, al potere dal 2000, è fuggito in Russia, dove ha ottenuto asilo assieme alla famiglia. Diversi osservatori occidentali sono rimasti stupiti dalla relativa rapidità con cui la resistenza dell’esercito regolare si è sgretolata di fronte all’avanzata dei ribelli. È stato ipotizzato che la caduta del regime di Assad sia dovuta anche al minor supporto offerto dalla Russia, impegnata nella guerra in Ucraina, all’esercito regolare siriano. Con la caduta del regime, è iniziato un nuovo capitolo nel conflitto siriano, che era stato precedentemente definito “guerra civile”, un conflitto iniziato nel 2011 durante le “primavere arabe”, in cui le fazioni ribelli, spalleggiate da Turchia e Qatar, hanno combattuto il regime di Damasco, appoggiato da Russia, Iran e dal gruppo terroristico Hezbollah.

Ma con la caduta del regime, il potere è stato assunto dal leader dell’HTS, Abu Muhammad al-Jolani, che ha preso il controllo della regione. Mohammed al Bashir, ex capo del Governo siriano di salvezza – un’istituzione non riconosciuta che dal 2017 controllava parte della Siria nord-occidentale, inclusa la città di Idlib – è stato designato primo ministro del governo di transizione.

“L’Occidente, l’Unione Europea e gli Stati Uniti vedono in al-Jolani, un ex leader di un gruppo estremista, ora un leader politico. Ma ci sono accuse gravi contro di lui riguardo alle violazioni dei diritti delle minoranze, come gli alawiti”, ha dichiarato Alessandro Aramu, direttore della rivista SpondaSud. “L’attuale leadership è chiaramente non democratica e non ha alcuna intenzione di portare pacificazione nel paese. La mancanza di sicurezza in Siria significa certamente un’insicurezza nella regione, nel Medio Oriente e nel Mediterraneo. E questo riguarda anche l’Italia, più di altre vicende trattate dalla cronaca politica e dall’informazione.”

Il nuovo governo siriano, dopo aver abolito la costituzione di Assad, si è subito impegnato nella stesura di una nuova carta costituzionale, ratificata il 13 marzo 2025. Con la nuova costituzione, il potere esecutivo è affidato al presidente e la legge islamica funge da modello legislativo, pur garantendo la libertà di espressione e di opinione.

Tuttavia, nonostante queste dichiarazioni di principio, all’interno del paese sono emerse critiche, in particolare da parte delle minoranze etniche, come i curdi, che sostengono che la nuova costituzione non garantisca una tutela e rappresentatività adeguata, concentrando ancora il potere nelle mani del presidente. Ad ora le notizie sono preoccupanti.
E a spiegarle è l’ex deputata Maria Saadeh, ex deputata Siriana, oggi rifugiata in Canada, e intervistata nel libro di Schiavone.

“Solo nell’ultima settimana, in tre giorni, sono stati uccisi 7.000 civili inermi. Persone che appartenevano alla componente fondante della società siriana e che abitavano nei villaggi situati sulla costa. Questo non può essere considerato solo un massacro, è un genocidio, perché ha colpito in maniera mirata una parte della società siriana.Questo massacro si inserisce in una sequenza di sistematiche violazioni: torture, esecuzioni sommarie. E mentre il governo attuale definisce questi episodi come “casi isolati”, in realtà si tratta di crimini contro una specifica fazione della società siriana, in particolare quella alawita e quella cristiana”, afferma Saadeh.WhatsApp Image 2025 03 19 at 19.08.25

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