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Il 27 marzo la Task Force Nazionale sull’acqua. L’allarme Anbi: strutture obsolete e sprechi

Laura Iannello

La prossima Task Force Nazionale vedrà aziende, associazioni e istituzioni confrontarsi e lavorare insieme, nella club house di Piazza Montecitorio 116, sul tema dell’acqua. Domani 18 marzo l’Anbi (Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue), tra i protagonisti dell’iniziativa, inizierà ad accedere un faro sulla questione illuminando con i colori della bandiera italiana i principali impianti idraulici italiani. Non una “liturgia delle buone intenzioni”, ha dichiarato Francesco Vincenzi, presidente ANBI, ma un’iniziativa finalizzata alla “concretezza dei finanziamenti necessari ad aumentare la resilienza delle comunità alla crisi climatica”.

La questione idrica è infatti una questione nazionale di primaria importanza: l’Italia sta affrontando una delle crisi idriche più gravi degli ultimi decenni. Secondo il report dell’Osservatorio Anbianbi consorzi di bonifica ed irrigazione sulle Risorse Idriche, la situazione appare fortemente disomogenea: mentre al Nord i grandi laghi registrano livelli di riempimento elevati, il Centro-Sud soffre di una cronica scarsità d’acqua, con regioni come Sardegna, Basilicata e Puglia in condizioni critiche. Il paradosso è che una parte dell’acqua accumulata nei bacini settentrionali rischia di andare persa per l’assenza di adeguate infrastrutture di stoccaggio, mentre nelle regioni più aride le riserve sono insufficienti per affrontare la stagione estiva. Non si tratta solo di un problema stagionale, ma di un’emergenza strutturale, aggravata dall’inefficienza delle reti idriche e dalla carenza di investimenti nella gestione delle risorse.

Un aspetto cruciale della crisi idrica riguarda la dispersione dell’acqua potabile. Il rapporto Ecosistema Urbano 2024 di Legambiente evidenzia che circa un terzo dell’acqua consumata in Italia viene disperso lungo la rete di distribuzione a causa di infrastrutture obsolete. Alcune città del Sud registrano livelli di inefficienza superiori al 50%.

La crisi diventa ancora più allarmante se si considera l’impatto del cambiamento climatico. Come sottolineato dal direttore generale di ANBI, Massimo Gargano, la necessità di scelte infrastrutturali si pone infatti sempre più urgente “di fronte all’estremizzazione degli eventi meteo, dalla siccità alle alluvioni”. I dati in questo senso sono allarmanti.

Come messo in luce dal rapporto ISPRA 2024, che attraverso un avanzato modello di analisi (il cosiddetto “BIGBANG”) analizza serie storiche sul territorio nazionale a partire dagli anni ’50 fino al 2023, quello che emerge nel nostro paese è un trend di progressiva riduzione della piovosità, aumento delle temperature medie, incremento di ondate di calore e di periodi di siccità. Le proiezioni climatiche prevedono che il trend negativo continuerà nei prossimi anni.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha destinato 4 miliardi di euro per interventi sulla rete idrica, con l’obiettivo di ridurre le perdite degli acquedotti e migliorare la capacità di accumulo e depurazione, ma i lavori procedono lentamente e i risultati concreti tardano ad arrivare.

Alla luce di questi dati, e delle prospettive climatiche, il miglioramento della rete distributiva risulta quindi prioritario; sarà inoltre necessario pensare a tecnologie verdi quali trattamento delle acque reflue per l’agricoltura e impianti di desalinizzazione per garantire il fabbisogno idrico in ogni periodo dell’anno.

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