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Nicolò Zambelli

 

 

 

La nuova legge elettorale è legge. La Camera ha approvato definitivamente il testo con 227 voti favorevoli e 164 contrari, al termine di uno scrutinio segreto che ha tenuto con il fiato sospeso la maggioranza. Il provvedimento, arrivato alla terza lettura parlamentare dopo le modifiche introdotte dal Senato, supera così l’ultimo passaggio a Montecitorio e ridisegna le regole con cui gli italiani eleggeranno Camera e Senato.

Il voto si è svolto dopo una mattinata ad alta tensione, aperta dalle dichiarazioni dei rappresentanti dei gruppi. La maggioranza ha tenuto compatta, nonostante il timore dei franchi tiratori alimentato nelle settimane precedenti anche dall’incidente di luglio sulle preferenze. Al momento della proclamazione del risultato, dai banchi del centrodestra è partito un applauso. L’opposizione ha invece mostrato in Aula cartelli con le scritte “Legge truffa” e “No all’imbroglio”.

La riforma introduce un sistema a base proporzionale e supera i collegi uninominali, mantenendo alcune eccezioni territoriali. È previsto un premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la lista o coalizione che raggiunga almeno il 42 per cento dei voti validi in entrambe le Camere. Restano le soglie di sbarramento del 3 per cento per le liste e del 10 per cento per le coalizioni. Il testo prevede inoltre che le forze politiche indichino nel programma elettorale il nome della persona proposta per la presidenza del Consiglio, nel rispetto delle prerogative del capo dello Stato. Il voto non prevede preferenze e restano le pluricandidature e le norme sull’equilibrio di genere. Con l’approvazione, le opposizioni sono pronte a indirizzare il testo alla Corte costituzionale per cercare di far saltare il provvedimento giudicato da loro, in alcuni aspetti, non compatibile con la nostra carta fondamentale.

Uno su tutti è proprio il tema della rappresentanza femminile, sul quale si è concentrato una parte dello scontro in Aula. Giuseppe Conte ha attaccato il meccanismo dei capilista: “Giorgia Meloni, tu donna, sei riuscita a sbarrare la strada alle altre donne, perché i capilista potranno essere tutti uomini”. Per il leader del Movimento 5 Stelle, inoltre, le preferenze introdotte dalla riforma sarebbero “fasulle” e più dell’80 per cento dei parlamentari sarebbe comunque deciso dalle segreterie dei partiti. Elly Schlein ha invece accusato la maggioranza di avere paura del giudizio degli elettori: “La verità è che avete paura di perdere”. La segretaria del Pd ha definito la legge “sbagliata e anticostituzionale” appunto, sostenendo che Giorgia Meloni abbia cambiato le regole del gioco “a pochi mesi dal voto” e a colpi di fiducia. E sulla rappresentanza femminile ha aggiunto: “La prima presidente del Consiglio donna ha cancellato la parità di genere”.

A difendere il provvedimento è intervenuta invece Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che ha rivendicato il superamento delle quote. “Oggi vince il merito e la partecipazione”, ha detto dopo il voto, definendo le quote un sistema che “noi donne non abbiamo mai chiesto” e che “mortifica e svilisce la nostra rappresentanza e le nostre capacità”. Per Montaruli, “la parità di genere si fa con il merito” e la nuova legge rappresenta anche un passo avanti sulla partecipazione democratica, a partire dal voto fuori sede per studenti, lavoratori e caregiver familiari. La deputata ha attribuito l’approvazione alla “compattezza del centrodestra” e ha parlato di una legge capace di garantire “stabilità e governabilità”.

Durissimo, al contrario, il giudizio di Marco Simiani, deputato del Partito democratico. “Oggi alla Camera è andato in scena l’ultimo disperato tentativo di Giorgia Meloni di mantenere la poltrona: una legge elettorale su misura, che riporta il paese indietro di decenni sui diritti delle donne, liste bloccate per i fedelissimi e gravissime ingerenze nelle prerogative del Presidente della Repubblica”, ha dichiarato. Simiani ha accusato inoltre la premier di avere “minacciato, ricattato e spiato i deputati della sua stessa maggioranza”, concludendo: “Siamo di fronte ad una destra al collasso disposta a tutto per non lasciare il potere”.

Lo scontro in Aula è proseguito fino agli ultimi interventi. Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, ha difeso la maggioranza e ha replicato alle accuse dell’opposizione. Rivolgendosi a Conte, dopo che il leader M5S aveva mostrato in Aula una fotografia di Andrea Delmastro e Mauro Caroccia insieme a Roberto Scarpinato, Donzelli ha detto: “Anche nei dipinti dell’Ultima cena Giuda è accanto a Gesù”, provocando proteste dai banchi dell’opposizione e applausi da quelli di Fratelli d’Italia.

Con il voto segreto, dunque, la maggioranza supera l’ultimo ostacolo. La riforma è approvata e il sistema elettorale con cui il Paese andrà alle prossime politiche è ormai definito. Ora sul tavolo c’è il tema del voto: quando saranno le prossime politiche?

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