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Settimana corta: in Italia, Grecia ed Estonia si lavora di più

Laura Iannello

Nuovo stop per la proposta di legge sulla settimana lavorativa corta. Dopo un primo rinvio a ottobre e una ripresentazione a febbraio, il testo – promosso dai gruppi di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra – è stato nuovamente rimandato in commissione. La decisione è arrivata dopo l’approvazione, da parte dell’Aula, della richiesta di rinvio avanzata dal presidente della Commissione Lavoro, Walter Rizzetto (FdI).

La Proposta, presentata alla Camera lo scorso primo ottobre, primo firmatario l’onorevole Nicola Fratoianni (Avs), mira a introdurre contratti con una riduzione dell’orario di lavoro a 32 ore settimanali senza tagli salariali, incentivando i datori di lavoro con esoneri contributivi del 30% per 36 mesi dall’entrata in vigore della legge. L’esonero contributivo può arrivare al 50% per le piccole e medie imprese e salire fino al 60% per le attività particolarmente gravose. Inoltre, si prevede l’istituzione di un Osservatorio nazionale sull’orario di lavoro, incaricato di monitorare l’andamento e gli effetti economici dei contratti che introducono la riduzione.

La “ratio” della Proposta viene ricondotta all’analisi dei dati Ocse, secondo i quali lwork life balance gae314021a 640.jpg Secondo i promotori, la riduzione dell’orario migliorerebbe il benessere dei lavoratori e favorirebbe un maggiore equilibrio tra vita privata e professionale, contribuendo a un “patto generazionale” per rafforzare la fiducia dei giovani nel mercato del lavoro.

Il modello si ispira a sperimentazioni avviate in diversi paesi europei, a partire dall’Islanda, dove dalle prime iniziative del 2015-2016 l’86% dei lavoratori ha scelto la settimana corta. In Belgio, dal 2022, viene data la possibilità, a parità di ore lavorative di optare per 4 giorni lavorativi al posto di 5. Innovazioni simili si stanno sperimentando in Spagna e Portogallo, attraverso progetti-pilota, e organizzazioni di lavoro ad orario ridotto si stanno diffondendo in Germania, Francia, Paesi Bassi, e nei paesi scandinavi. In Italia, fra gli altri viene citato l’esempio di Intesa San Paolo, che ha sperimentato un modello di settimana lavorativa di 4 giorni da 9 ore ciascuno.

Il rinvio ha suscitato dure critiche dalle opposizioni. Fratoianni ha accusato la maggioranza di eludere sistematicamente il dibattito sulle riforme del lavoro, citando il caso del salario minimo, e di “scappare” invece di affrontare i problemi. La maggioranza, dal canto suo, ha motivato il rinvio con i rilievi della Commissione Bilancio, alimentando così un nuovo scontro sul tema delle politiche del lavoro.

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