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Il no della Giunta alle chat di Delmastro sul caso “bisteccheria” riaccende lo scontro. Pirondini, M5S: ”Se non hanno nulla da nascondere le mostrino”

Nicolò Zambelli

La richiesta della Giunta per le autorizzazioni della Camera era chiara. Ma la maggioranza ha detto no. Ieri l’organo di Montecitorio che si occupa di valutare la legittimità della richiesta di arresto, o altra limitazione della libertà personale dei deputati ha dato parere contrario alla richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat tra Andrea Delmastro Delle Vedove, deputato di Fratelli d’Italia ed ex sottosegretario alla Giustizia, e Mauro Caroccia, ristoratore coinvolto nell’inchiesta sul locale e detenuto per una precedente condanna legata a vicende di criminalità organizzata riconducibili al clan Senese.

Una decisione arrivata con il voto della maggioranza, che ha approvato la proposta del relatore Pietro Pittalis (Forza Italia) contraria all’autorizzazione richiesta dai magistrati. Il centrodestra, però, ha scelto di non entrare nel merito politico della vicenda: nessuna valutazione sul contenuto delle conversazioni o sulla loro eventuale rilevanza, ma una posizione legata alla tutela della corrispondenza parlamentare e alle criticità individuate nella richiesta della Procura.

È proprio questo il punto su cui insiste il Movimento 5 stelle, che sta dando battaglia dal momento del voto: ”Ci troviamo di fronte a un caso per il quale non si può non vedere la gravità: parliamo di un ex sottosegretario alla Giustizia del principale partito di governo e dei suoi rapporti con una persona in orbita della Camorra”, attacca Luca Pirondini, capogruppo M5s al Senato. A MontecitorioNews24 spiega: ”Come ha detto Roberto Scarpinato, un uomo di Stato non si nasconde dietro uno scudo: è il primo a consegnare quelle chat. Invece assistiamo all’ennesima operazione di Palazzo per proteggerlo”.

La questione politica si intreccia con quella costituzionale: perché esiste la possibilità, prevista dall’articolo 68 della Costituzione, di limitare l’acquisizione di comunicazioni di un parlamentare? E, soprattutto, cosa significa applicarla in un caso come questo? ”Il punto è proprio questo – continua Pirondini – perché esiste in Costituzione la possibilità di proteggersi? E nello specifico, in questo caso, cosa comporta a livello pratico ma anche etico?”.

“Le garanzie previste dalla Costituzione servono a tutelare il libero esercizio del mandato parlamentare, non a creare zone franche per i singoli esponenti politici”, è la posizione del parlamentare pentastellato. “Qui non si parla di opinioni espresse in Parlamento o di atti legati alla funzione legislativa, ma di conversazioni private che la magistratura ritiene utili per un’indagine. Il tema etico è evidente: usare una tutela pensata per difendere l’autonomia delle Camere può trasformarsi, agli occhi dei cittadini, in una protezione personale”.

La linea di Fratelli d’Italia è però opposta. Giovanni Donzelli, deputato, difende la decisione della Giunta e respinge le accuse rivolte a Delmastro. “Con scelta tecnica, la Giunta per le autorizzazioni ha deciso di non concedere le chat. Ma questo dopo che Delmastro si era rimesso alla decisione dei parlamentari con la serenità di chi non ha niente da nascondere”, afferma.

“Vedo accanimento personale delle opposizioni contro Delmastro – continua il responsabile dell’organizzazione di FdI – che non si è mai fatto scudo di nulla. Fanno le crociate contro Andrea perché non poteva non sapere”. E sul merito della vicenda ribadisce: ”Andrea non è indagato, quindi non c’entra nulla la mafia. Non abbiamo nulla da nascondere. Vale la Costituzione italiana. Poi sarà l’Aula a valutare, ma ci fidiamo del parere della Giunta”.

Per il Movimento 5 stelle, però, la scelta di non consentire l’acquisizione delle chat lascia un interrogativo aperto. “Dicono di non avere niente da nascondere. Delle due l’una: se non hanno nulla da nascondere, le mostrino oggi stesso. Altrimenti sarà inevitabile pensare che siano terrorizzati da quello che quelle conversazioni potrebbero rivelare. Ora la parola passa all’Aula della Camera, chiamata a esprimersi sulla richiesta di autorizzazione la prossima settimana.

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