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Legge elettorale, la maggioranza va sotto. L’opposizione esulta
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Redazione

La maggioranza va sotto. La prima vera crepa della maggioranza sulla legge elettorale arriva nell’Aula della Camera. Il centrodestra perde, sia pure per un solo voto, sull’emendamento che avrebbe introdotto il sistema delle preferenze nella quota proporzionale della riforma. Il risultato – 188 contrari contro 187 favorevoli, con voto segreto – scatena l’esultanza delle opposizioni e apre una nuova fase di tensione all’interno della coalizione di governo, tra sospetti sui franchi tiratori e accuse incrociate.

Sembrava fatta. L’emendamento, presentato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc e sostenuto anche da Lega e Forza Italia dopo una difficile mediazione, era considerato uno dei passaggi politicamente più delicati dell’intera riforma. La soluzione sembrava un compromesso. Proprio per questo la sconfitta assume un peso che va oltre il merito del testo e certifica le difficoltà della maggioranza nel blindare i numeri quando l’Aula vota a scrutinio segreto. Maurizio Lupi parla già della necessità di “aprire a nuove riflessioni”.

Immediata la reazione del centrosinistra. Dai banchi dell’opposizione è partito un lungo applauso accompagnato dalle grida di “dimissioni” rivolte al governo. Poco dopo, davanti a Montecitorio, il sit-in promosso da +Europa si è trasformato in una manifestazione di festa con la partecipazione di Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. “Meloni vada da Mattarella”, hanno chiesto i leader del campo largo, sostenendo che il voto dimostra come la premier non abbia più una maggioranza compatta sulla riforma.

Dal centrodestra, invece, prevale la linea della compattezza. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di una battuta d’arresto, riconoscendo che “serve una riflessione all’interno della maggioranza”, ma invitando la coalizione a proseguire il lavoro sulla riforma. Tra i gruppi parlamentari si respinge l’idea di una crisi politica, pur senza nascondere il malumore per l’esito del voto e per il ruolo dei franchi tiratori. Il capogruppo della Lega Riccardo Molinari è netto: “Franchi tiratori? Non cercate tra noi”.

Quella di oggi, tuttavia, è solo la prima tappa di una maratona parlamentare destinata a proseguire ancora a lungo. L’Aula di Montecitorio continuerà l’esame del disegno di legge fino alla mezzanotte di oggi, per poi tornare a riunirsi nei prossimi giorni. Sul tavolo restano ancora decine di emendamenti e numerose votazioni a scrutinio segreto, che potrebbero riservare nuovi colpi di scena. L’obiettivo della maggioranza è chiudere l’esame entro la fine della settimana, ma dopo il voto sulle preferenze il percorso della riforma appare decisamente più accidentato.

Nicolò Zambelli

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