Il Pnrr doveva chiudersi il 30 giugno, ma non è successo: Bruxelles ha concesso di presentare le ultime richieste di pagamento entro il 31 agosto, e l’Italia aspetta ancora la decima e ultima rata dei fondi europei, quella più delicata. Un modo per dire che il Piano, più che finire, si sta trascinando verso il traguardo. Sul tema è intervenuto il ministro degli Affari europei e il Pnrr Tommaso Foti. Alla Camera, durante il question time di oggi, ha spiegato: “Non sono il mago Otelma, non so come andrà ma so che raggiungeremo tutti gli obiettivi per la decima rata e alla fine, a fine anno, raggiungeremo la liquidazione di tutti gli obiettivi dei 194 miliardi che avevamo ottenuto dal’Ue”.
Nel corso della risposta data ai colleghi di Fratelli d’Italia, Foti ha rivendicato alcuni dei tanti obiettivi raggiunti: “Ad oggi abbiamo incassato 166 miliardi. Si tratta dell’85 per cento della dotazione dell’intero piano”. E ha di nuovo annunciato: “Abbiamo la considerazione di avere il miglior Pnrr di tutta Europa”. Secondo lui ci sono ancora obiettivi da raggiungere, “quantitativi ma soprattutto qualitativi”. E pone l’attenzione su una riforma in particolare: “L’abbassamento dei ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione. Nel corso di questi anni siamo già passati da 200 giorni previsti nel 2020 a un range che va tra 18 e 34 giorni”.
Ora, dice Foti, serva capire “come chiudere la partita nel migliore dei modi” e ha spiegato che “al 30 giugno 2026 stati rendiconti alla commissione 70 dei 159 obiettivi che dobbiamo raggiungere entro il 31 agosto”. Questi riguardano: “investimenti su digitalizzazione della pubblica amministrazione centrale, il raggiungimento del programma Gol per il lavoro, l’acquisto grandi apparecchiature e progetti che riguardano la filiera agroalimentare”.
A pochi mesi dalla effettiva conclusione del Pnrr, i dati di OpenPnrr parlano chiaro: su quasi 195 miliardi di euro stanziati, l’Italia ne ha spesi circa 104.6, poco più della metà. Quanto ai progetti, secondo il report della corte dei conti di giugno, solo poco più di 1 su 3 risulta davvero finito e si trattano di lavori più piccoli. Mentre se si allarga lo sguardo a quelli quasi completati, si arriva a circa 1 su 2. “Restano ancora aperti cantieri per oltre 75 miliardi di euro”, ha detto qualche settimana fa il presidente di coordinamento delle Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei Conti Mauro Orefice, nella sua relazione al Giudizio di Parificazione sul Rendiconto generale dello Stato.
Sull’energia il Pnrr ha inseguito la transizione ecologica — rinnovabili, comunità energetiche, efficientamento degli edifici — ma è uno dei fronti dove si è speso di meno rispetto a quanto stanziato, e dove i tempi si sono allungati di più: la spesa effettiva delle risorse è pari al 27.5 per cento (si tratta di 8.4 miliardi). Mentre per quanto riguarda imprese e l’innovazione la storia è simile: soldi per digitalizzare aziende e pubblica amministrazione, incentivi alla competitività, ma anche qui l’Italia arriva alla scadenza con diversi cantieri ancora aperti, per lo più progetti piccoli: la spesa effettiva ammonta a 24.2 miliardi, pari al 54.50 per cento del totale.
In più, OpenPolis nel suo report Openpolis ridimensiona l’affermazione di Foti, “l’Italia è ha il Pnrr migliore”, osservando che se si considera il rapporto tra obiettivi raggiunti e obiettivi previsti, altri Paesi fanno meglio. Come la Francia e il suo 83 per cento contro il nostro 72 per cento. La parola fine a questo importantissimo ciclo di investimenti è ancora tutta da scrivere. La speranza è che non si rovini una così importante, e storica, occasione.
Nicolò Zambelli