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Rixi alla Fondazione Campus Montecitorio: «Senza infrastrutture moderne rischiamo di diventare un Paese per turisti»
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Virginia Saba

«L’Italia non può affrontare le sfide del futuro con infrastrutture e servizi pensati per il secolo scorso. Senza una politica infrastrutturale moderna rischiamo di diventare un Paese per turisti, anziché una nazione capace di produrre ricchezza e competere sui mercati internazionali». È il messaggio lanciato dal Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, nel corso della lezione dedicata alle “Infrastrutture, connessioni, mobilità e smart mobility” della Scuola Nazionale di Educazione Civica – Fondazione Campus Montecitorio, percorso formativo nato per approfondire le principali sfide strategiche che interessano il Sistema Paese.

Un intervento che ha offerto una riflessione sul futuro della mobilità, della logistica e delle opere pubbliche, ma anche una lettura delle difficoltà che l’Italia incontra nel realizzare le grandi infrastrutture.

Secondo Rixi, il Paese ha bisogno di una strategia che superi il limite temporale delle legislature, perché una ferrovia, un porto o una grande opera richiedono spesso decenni per essere progettati e completati. «Serve una visione nazionale che duri più di un governo», ha affermato, spiegando che la competitività italiana dipenderà dalla capacità di programmare investimenti con continuità.

Nel corso della lezione il Viceministro ha rivendicato il lavoro avviato dall’attuale esecutivo per accelerare la modernizzazione infrastrutturale. Tra gli interventi citati figurano il nuovo Codice degli appalti, pensato per rendere più efficiente la realizzazione delle opere pubbliche, gli investimenti del PNRR gestiti dal Ministero, il piano da circa 5 miliardi di euro destinato alle infrastrutture idriche, la prosecuzione del Terzo Valico dei Giovi – oggi al 97% della realizzazione e previsto in completamento nella primavera del 2027 – e la riforma del sistema portuale, indicata come uno degli strumenti per rafforzare il ruolo logistico dell’Italia nel Mediterraneo.

Rixi ha tuttavia sostenuto che il ritardo infrastrutturale italiano non possa essere attribuito esclusivamente all’azione dei governi. A suo giudizio, esistono fattori strutturali che rallentano la realizzazione delle opere: i vincoli europei di bilancio, che limitano la capacità di investimento; procedure amministrative e autorizzative particolarmente complesse; i tempi dei ricorsi; la durata tecnica dei cantieri delle grandi opere e, negli ultimi anni, l’impatto delle crisi geopolitiche sui costi delle materie prime e dell’energia.

Il Viceministro ha ricordato, ad esempio, come l’aumento improvviso del prezzo di materiali essenziali per i cantieri abbia inciso pesantemente sui costi delle opere finanziate, costringendo spesso lo Stato a reperire risorse aggiuntive rispetto alle previsioni iniziali. Una situazione che, ha osservato, rende particolarmente difficile programmare interventi destinati a svilupparsi nell’arco di molti anni.

La conformazione geografica dell’Italia rappresenta inoltre un ulteriore elemento di complessità. Gallerie, viadotti, attraversamenti montani e un territorio fortemente urbanizzato fanno sì che costruire un chilometro di infrastruttura nel nostro Paese sia significativamente più costoso rispetto a gran parte dell’Europa.

Tra gli esempi richiamati figura il Terzo Valico dei Giovi, che Rixi ha definito una dimostrazione concreta della necessità di continuità amministrativa. Dopo oltre vent’anni di lavori, l’opera si avvia infatti al completamento, confermando come i grandi progetti infrastrutturali richiedano tempi incompatibili con il solo orizzonte di una legislatura.

Lo sguardo si è poi allargato alla prospettiva strategica dell’Italia. Secondo il Viceministro, la posizione geografica del Paese rappresenta un vantaggio competitivo che può essere valorizzato trasformando l’Italia nel principale hub logistico del Mediterraneo, attraverso il potenziamento di porti, ferrovie, aeroporti e collegamenti digitali. In questa prospettiva, anche la blue economy è stata indicata come uno dei settori destinati a offrire le maggiori opportunità di crescita e occupazione per le nuove generazioni.

La lezione si è inserita nel percorso della Scuola Nazionale di Educazione Civica della Fondazione Campus Montecitorio, che continua a promuovere il confronto diretto tra studenti, istituzioni, imprese e mondo accademico sui grandi temi dello sviluppo del Paese, offrendo strumenti di analisi e approfondimento sulle politiche pubbliche e sulle sfide che attendono l’Italia nei prossimi decenni.

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