Un’Europa più forte, capace di allargarsi anche all’Ucraina, ma senza perdere la propria identità originaria e senza trasformarsi in un superstato. È il messaggio lanciato da Nicola Procaccini, europarlamentare di Fratelli d’Italia e copresidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei, intervenuto al secondo appuntamento della Scuola Nazionale di Educazione Civica di Campus Montecitorio.
Davanti alla platea della scuola, nata con l’obiettivo di formare nuove generazioni alla vita pubblica e istituzionale, Procaccini ha scelto di partire dall’Europa. Non come formula astratta, ma come luogo in cui si misurano identità nazionali, sovranità, difesa, allargamento e futuro della classe dirigente.
«L’Unione Europea deve continuare ad allargarsi — ha detto — e devono essere incluse le nazioni che ne hanno fatto richiesta, tutte, anche l’Ucraina, tanto per essere chiari». Un’apertura netta, accompagnata però da una precisazione: ogni percorso dovrà avvenire «nel rispetto dei tempi e delle procedure» e senza smarrire ciò che, secondo Procaccini, è la natura stessa dell’Unione. Il punto politico dell’intervento è proprio questo: l’Europa può crescere, può rafforzarsi, può mettere in comune alcune scelte strategiche, ma non deve cancellare il ruolo degli Stati nazionali. «Noi respingiamo l’idea del superstato europeo», ha affermato l’europarlamentare, criticando il modello degli “Stati Uniti d’Europa” quando viene inteso come trasferimento progressivo di competenze dagli Stati membri alle istituzioni comunitarie. Per l’eurodeputato, infatti, l’Unione nasce come alleanza tra nazioni, fondata sul principio di sussidiarietà: fare insieme ciò che i singoli Stati non possono fare meglio da soli, lasciando invece alle comunità nazionali ciò che può essere governato con maggiore prossimità ai cittadini. Da qui il richiamo al motto dei Conservatori europei: «Less doing better», fare meno e fare meglio. Tradotto: l’Unione non dovrebbe occuparsi di tutto, ma concentrarsi sulle grandi questioni comuni. Tra queste c’è la difesa. «La difesa militare è uno di quei temi in cui servirebbe più Europa», ha spiegato Procaccini. Ma anche su questo punto la cornice resta chiara: «Più Europa sempre all’interno del contesto Nato». L’Alleanza atlantica, ha aggiunto, rimane «un baluardo di difesa dei valori occidentali liberali a prescindere da chi sia il presidente degli stati uniti d’America protempore», mentre il pilastro europeo dovrebbe rafforzarsi anche attraverso una spesa comune: spendere insieme, ha osservato, significa «spendere meno e spendere meglio».
Il ragionamento sull’Europa si intreccia con il tema della formazione della classe dirigente, al centro del progetto di Campus Montecitorio. Procaccini ha riconosciuto il valore dell’iniziativa, parlando di «un luogo di formazione per la classe dirigente di questa nazione, che un po’ manca». In altri Paesi europei, ha ricordato, esistono percorsi più strutturati, capaci di preparare uomini e donne che, una volta chiamati nelle istituzioni, conoscono già non solo gli strumenti operativi, ma anche quelli di visione politica.
È una mancanza che, secondo l’europarlamentare, l’Italia sconta da tempo. «In Italia manca l’ENA’», ha detto, richiamando il modello francese di formazione delle élite pubbliche. La scuola italiana di pubblica amministrazione, ha aggiunto, esiste, ma è «esclusivamente tecnica, molto poco politica»: non nel senso dell’appartenenza di partito, ha precisato, ma nel senso più ampio della capacità di costruire una visione.
Alla domanda su come rendere più stabile e istituzionalizzato il percorso della Scuola Nazionale di Educazione Civica, Procaccini ha indicato una strada concreta: collegare Campus Montecitorio al Parlamento europeo attraverso i tirocini retribuiti. «C’è uno strumento molto interessante, quello dei tirocini al Parlamento europeo», ha spiegato. Un’esperienza utile, soprattutto per chi immagina di lavorare nelle istituzioni comunitarie e vuole conoscere da vicino i meccanismi di Bruxelles e Strasburgo.
Non solo politica, dunque, ma anche procedure, relazioni, portatori di interesse, mediazione istituzionale. «Attraverso questi tirocini possiamo istituzionalizzarli», ha aggiunto, ipotizzando la possibilità di mettere a disposizione ogni anno alcuni percorsi. Tre mesi più tre mesi, per consentire ai giovani di entrare nelle istituzioni europee e rientrare poi in Italia con competenze, relazioni e consapevolezza nuove.
Nel confronto finale è stata avanzata anche l’ipotesi di una Scuola europea di educazione civica, come possibile evoluzione del progetto nazionale. Procaccini ha definito l’idea «ottima», precisando però che andrebbe «lavorata» e strutturata.
Resta, sullo sfondo, la sua idea di Europa: grande ma non centralista, aperta ma non indistinta, più forte nella difesa e nelle grandi sfide comuni, ma rispettosa delle identità nazionali. «L’Italia non è il Kansas, la Germania non è l’Ohio, la Spagna non è il Nevada», ha detto Procaccini, respingendo il paragone con il modello americano. Le nazioni europee, ha sottolineato, hanno «un proprio demos, una propria cultura», e proprio dalla loro diversità nasce «quel piccolo miracolo che è l’Unione Europea».
Il secondo appuntamento di Campus Montecitorio si chiude così su un doppio binario: da una parte il dibattito sul futuro dell’Europa, dall’altra la necessità di formare giovani capaci di abitarne le istituzioni. Perché, se l’Unione resta una costruzione «preziosa e delicata», non può essere lasciata all’improvvisazione. E la classe dirigente di domani, prima ancora di governare i processi, deve imparare a conoscerli.
Fernanda Perri