UPDATE:

Osnato: «La riforma del fisco? La più importante degli ultimi cinquant’anni»
[rank_math_breadcrumb]

Redazione

Non è la solita Italia in affanno quella raccontata dal Presidente della Commissione Finanze Marco Osnato alla platea della Scuola di Educazione Civica di Campus Montecitorio. È, invece, un Paese che prova a scuotersi di dosso l’immagine di «malato d’Europa» per rivendicare un primato di resilienza e ordine normativo. Il messaggio ai giovani futuri dirigenti è netto: la stabilità del sistema non passa solo dai grandi numeri della macroeconomia, ma dalla certezza delle regole e dalla consapevolezza dei cittadini.

Il tassello più atteso è la riforma del fisco, un cantiere aperto per dare organicità a un sistema che non veniva toccato in modo così profondo dai tempi della legge Visentini, mezzo secolo fa. «Riteniamo che bisognasse strutturare in modo diverso un segmento del nostro ordinamento che si era stratificato senza grande ordine», ha spiegato Osnato. L’attuazione della riforma fiscale prevede ora l’adozione di numerosi Testi Unici volti a riordinare e semplificare il sistema tributario. Il bilancio ufficiale del Governo conta sei Testi Unici già pubblicati: da questi si arriverà a un Codice tributario unico, strumento indispensabile per garantire quella «certezza del diritto» che per decenni ha scoraggiato i capitali esteri. La risposta del mercato non si è fatta attendere: gli investimenti diretti dall’estero sono già rimbalzati del 12% rispetto al 2022.

Ma la vera svolta è culturale: il passaggio dal fisco punitivo all’adempimento collaborativo. L’introduzione del concordato biennale preventivo — una sorta di «patto di non aggressione» tra Stato e contribuente — punta a una «responsabilizzazione di entrambe le realtà» per trovare una soluzione prima di arrivare al contenzioso. I risultati sono già scritti nei bilanci: il recupero fiscale è cresciuto di 36 miliardi di euro, e un dato su tutti sorprende: un terzo di questa cifra arriva da adempimenti spontanei, segno che la via della collaborazione sta battendo quella delle sanzioni.

Sul fronte estero, i dati ribaltano i pregiudizi. Nonostante le turbolenze geopolitiche, l’Italia è diventata il quarto esportatore mondiale, superando il Giappone nel manifatturiero. Un successo che brilla soprattutto oltreoceano: nell’anno dei dazi, mentre le barriere commerciali sembravano destinate a frenare la crescita, l’export verso gli Stati Uniti è aumentato dell’8%. A trainare la corsa sono stati i campioni della farmaceutica e dell’agroalimentare, capaci di imporsi sui mercati internazionali anche nelle condizioni più difficili. Una forza che nasce dal basso: «Le aziende e le famiglie meno indebitate del G7 sono quelle italiane» e il Paese rispetta ben 14 dei 15 parametri economici europei, a fronte di nazioni insospettabili che ne sforano sei.

La chiusura dell’intervento è un appello alla consapevolezza. Con l’Articolo 25 del Testo Unico sulla finanza, l’educazione finanziaria entra ufficialmente nei programmi scolastici di ogni livello. Non si tratta solo di saper leggere un tasso d’interesse o un contratto di mutuo, ma di comprendere l’«utilità personale e sociale del proprio risparmio». «Rendere i cittadini consapevoli è un compito della politica», ha ribadito Osnato, sottolineando come la stabilità del Paese passi anche dalla capacità delle nuove generazioni di gestire con cognizione di causa la propria vita economica e quella previdenza che rappresenta il «grande interrogativo dei prossimi anni».

Fernanda Perri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Condividi

articoli correlati