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Spie russe, indagati anche quattro militari in servizio presso il comparto Cyber della Difesa
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Redazione

Il governo italiano ha espulso i due addetti militari dell’ambasciata russa a Roma, Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov, che dovranno lasciare il Paese entro tre giorni. Ad annunciarlo è stato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani con un messaggio pubblicato su X, spiegando che i due diplomatici erano ritenuti responsabili delle attività di spionaggio emerse nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Roma.

Contestualmente, il segretario generale della Farnesina, Riccardo Guariglia, ha convocato l’ambasciatore russo in Italia, Aleksej Paramonov, per esprimere la “più ferma protesta” del governo italiano in merito alle attività illegali attribuite ai due funzionari, individuate grazie a una segnalazione dell’AISI.

L’inchiesta che ha portato all’espulsione dei due diplomatici nasce da un’indagine avviata nel 2025 proprio dopo una segnalazione dell’intelligence italiana, che aveva individuato il presunto reclutamento di un ex agente dei servizi da parte dell’intelligence militare russa. Nei giorni scorsi i carabinieri del ROS hanno arrestato Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale, entrambi ex funzionari dell’AISI oggi in pensione, nell’ambito di un’indagine che coinvolge complessivamente sette persone.

Secondo gli inquirenti, Piras avrebbe collaborato per anni con il GRU, il servizio d’intelligence militare della Federazione Russa, mantenendo contatti diretti proprio con Mikhail Astakhov, uno dei due addetti militari ora espulsi. L’ex agente è considerato la figura centrale dell’inchiesta e avrebbe trasmesso informazioni riservate riguardanti l’apparato della sicurezza nazionale.

Le attività investigative documentano diversi incontri tra Piras e Astakhov, avvenuti tra Bracciano e Santa Marinella. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, durante questi appuntamenti sarebbero stati scambiati telefoni cellulari, schede di memoria e appunti contenenti informazioni riservate. Tra il materiale che sarebbe stato consegnato figurerebbero anche i nominativi di funzionari impegnati nel controspionaggio e documentazione relativa alle strategie italiane in materia di antiterrorismo e difesa. In cambio, secondo gli inquirenti il compenso pattuito era di circa 4 mila euro per ogni informazione classificata.

L’indagine avrebbe inoltre fatto emergere una rete informativa più ampia, nella quale figurerebbero anche quattro militari in servizio presso il comparto Cyber della Difesa, iscritti nel registro degli indagati insieme ad altri soggetti. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha commentato l’operazione ribadendo la linea della “tolleranza zero” nei confronti di chiunque comprometta la sicurezza nazionale.

Sul piano diplomatico, la risposta di Mosca è arrivata nel giro di poche ore. L’ambasciatore russo Aleksej Paramonov ha criticato duramente la decisione italiana, sostenendo che “la Russia può contare su esponenti della statura di Vladimir Putin e Sergej Lavrov”, mentre l’Italia non avrebbe oggi “figure di tale levatura”. Anche il ministero degli Esteri russo, attraverso l’agenzia Ria Novosti, ha annunciato che adotterà “misure di risposta adeguate” nei confronti dell’Italia.

Tajani ha respinto ogni accusa di ritorsione politica, rivendicando la natura esclusivamente giudiziaria e di sicurezza nazionale del provvedimento. “Non abbiamo espulso due persone per un capriccio dell’Italia. Abbiamo espulso due spie. La nostra è una scelta basata sui fatti”, ha dichiarato il ministro, sottolineando che gli elementi raccolti dagli investigatori comprendono fotografie, filmati e altra documentazione a sostegno delle accuse.

L’espulsione dei due diplomatici rappresenta uno dei più significativi irrigidimenti dei rapporti tra Roma e Mosca degli ultimi anni e si inserisce in un contesto di crescente confronto tra la Russia e i Paesi europei sul terreno dell’intelligence, del controspionaggio e delle operazioni ibride. Negli ultimi mesi le tensioni tra i due Paesi erano già aumentate anche a seguito degli attacchi verbali e delle campagne di disinformazione provenienti da Mosca nei confronti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Nicolò Zambelli

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