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Nardella: «Eurobond per competere con Usa e Cina». Ma sul debito comune pesa il freno di Germania e Stati frugali
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Redazione

L’europarlamentare del Pd alla Scuola Nazionale di Educazione Civica di Campus Montecitorio: «Il Next Generation EU non può restare un’eccezione». E sul debito Ue osserva: «Vale quanto la ricchezza di Elon Musk».

L’Europa ha scoperto durante la pandemia la forza del debito comune. Ora, però, rischia di fermarsi davanti al freno degli Stati più prudenti, Germania in testa, contrari a trasformare quella scelta straordinaria in un metodo stabile. È il punto politico dell’intervento di Dario Nardella, europarlamentare del Partito democratico ed ex sindaco di Firenze, alla Scuola Nazionale di Educazione Civica di Campus Montecitorio: senza nuovi strumenti comuni, l’Unione non potrà competere davvero con Stati Uniti e Cina.

Davanti alla platea della scuola, nata con l’obiettivo di formare nuove generazioni alla vita pubblica e istituzionale, Nardella ha scelto di partire dal tema meno retorico e più concreto della politica europea: le risorse. «Serve un bilancio europeo più forte», ha detto, ricordando che nei prossimi anni Bruxelles dovrà iniziare a ripagare il debito contratto per finanziare il Next Generation EU. Un debito che l’europarlamentare ha riassunto con un’immagine efficace: vale, ha osservato, più o meno quanto la ricchezza personale di Elon Musk.

Il paradosso, nella sua lettura, è tutto qui: l’Europa discute di difesa comune, transizione energetica, innovazione, industria, casa, ma continua a muoversi con strumenti finanziari limitati rispetto alla dimensione della competizione globale. «Per la prima volta nella storia dell’integrazione europea — ha ricordato Nardella — abbiamo avuto un debito comune per finanziare un progetto di rilancio». Una scelta nata durante l’emergenza Covid, che ha permesso anche all’Italia di sostenere il Pnrr con risorse che, da sola, non avrebbe potuto mobilitare.

Il nodo, però, è politico. A frenare l’ipotesi di nuovi eurobond ci sono gli Stati cosiddetti frugali, le cancellerie più attente alla disciplina di bilancio e soprattutto la Germania, tradizionalmente cauta davanti a ogni nuovo passo verso la condivisione del debito. Per Nardella, è qui che si misura il futuro dell’Unione: non nelle dichiarazioni di principio, ma nella capacità di superare i veti nazionali quando le sfide hanno ormai una dimensione continentale. Le deroghe al Patto di stabilità possono offrire margini temporanei, ma restano «una strada di corto respiro». Difesa, energia, decarbonizzazione e competitività non si finanziano Stato per Stato.

Da qui il richiamo agli eurobond. «Con i soli bilanci nazionali non si compete con Stati Uniti e Cina», ha spiegato l’europarlamentare. Innovazione, industria pulita, autonomia energetica e difesa comune richiedono investimenti che i singoli Paesi europei non riescono più a garantire da soli. Il Next Generation EU, dunque, non dovrebbe restare una parentesi legata alla pandemia, ma diventare il precedente di una nuova stagione di investimenti comuni.

Il ragionamento si intreccia con l’agenda proposta da Mario Draghi sulla competitività europea, definita da Nardella «fondamentale» perché indica il divario che separa l’Unione dalle altre grandi potenze economiche. Un divario che non si colma soltanto con nuove regole o con ventisette strategie nazionali separate, ma con risorse comuni, politica industriale, ricerca, innovazione e decarbonizzazione. Accanto al rapporto Draghi, l’europarlamentare ha richiamato anche il lavoro di Enrico Letta, one eu one mark, sul completamento del mercato unico: l’Europa non può essere un mercato comune solo sulla carta, mentre continuano a esistere barriere burocratiche e frammentazioni tra Stato e Stato che frenano imprese, università, formazione e ricerca.

La stessa logica vale per la transizione energetica. Il Green Deal, ha riconosciuto Nardella, è stato spesso percepito come un costo da imprese e cittadini. Ma la guerra in Ucraina e la crisi del gas russo hanno mostrato la fragilità di un continente troppo dipendente dall’esterno. Cambiare fornitore, guardando anche ad Algeria e Tunisia, non basta. La vera sfida è costruire autonomia energetica europea, puntare sulle rinnovabili, ridurre le emissioni e accompagnare l’industria nella trasformazione. In questa cornice si inserisce il Clean Industrial Deal, pensato per tenere insieme competitività e sostenibilità: un’industria più pulita, ma non più debole.

Il tema delle risorse torna anche sulla difesa. In uno scenario internazionale segnato da guerre, instabilità e nuove interferenze digitali, l’Unione europea non può limitarsi a coordinare ventisette politiche nazionali. Serve una capacità comune, non solo militare ma anche democratica: proteggere lo spazio pubblico europeo dalla disinformazione e dai tentativi di condizionamento esterno è ormai parte della sicurezza del continente.

Accanto ai grandi dossier geopolitici, l’ex primo cittadino ha portato nel confronto anche un tema più vicino alla vita quotidiana dei cittadini: la casa. «L’accesso all’abitazione è diventato un’emergenza sociale», ha detto, ricordando che il problema non riguarda più soltanto le fasce fragili. Nelle grandi città il caro affitti colpisce studenti, giovani coppie, lavoratori e famiglie. In alcuni territori anche le imprese faticano ad assumere perché chi dovrebbe spostarsi non trova un alloggio a prezzi sostenibili. Da qui il riferimento al piano europeo per la casa, pensato per aiutare gli Stati a sostenere l’acquisto di abitazioni, gli affitti accessibili e il social housing. Un altro esempio, secondo Nardella, di come molte emergenze nazionali abbiano ormai una dimensione europea e richiedano strumenti comuni. Ma senza un bilancio più forte, è il senso del suo intervento, anche le migliori strategie rischiano di restare sulla carta.

La partita, dunque, non è soltanto economica. È politica. L’Europa deve decidere se il Next Generation EU sia stato un incidente dettato dalla pandemia o l’inizio di un metodo nuovo. Per Nardella, il punto è superare il freno di chi, dagli Stati frugali alla Germania, considera il debito comune un’eccezione irripetibile. Perché un’Unione che vuole competere con Stati Uniti e Cina, rendersi autonoma sull’energia, costruire una difesa comune e rispondere all’emergenza casa non può continuare a darsi obiettivi comuni con strumenti nazionali.

di Fernanda Perri

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