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Il 9 settembre conferenza stampa nazionale a Roma. Giorlandino: «Schillaci verifichi il lavoro dell’Area Programmazione»

Redazione

Le tariffe sanitarie sono, in termini semplici, il valore che il Servizio sanitario nazionale riconosce per ogni prestazione erogata: una visita, un esame di laboratorio, una TAC, una risonanza, una prestazione riabilitativa.

Per questo riguardano direttamente i cittadini. Se la tariffa è inadeguata rispetto al costo necessario per erogare la prestazione, il problema non resta nei bilanci delle strutture: può ridurre la capacità di cura del sistema, aumentare le attese e rendere più difficile garantire i LEA.

È questo uno dei temi che UAP porterà alla conferenza stampa nazionale del 9 settembre, alle ore 11.00, a Roma, presso CEOforLIFE Clubhouse, Piazza di Monte Citorio 116.

«La domanda – dichiara la Presidente UAP Mariastella Giorlandino – è semplice: quanto costa realmente una prestazione sanitaria e su quali dati è stata costruita la tariffa?».

La nuova istruttoria è più articolata di quella del 2024, ma restano dubbi sulla rappresentatività dei dati e, per molte discipline, sulla mancata determinazione analitica del costo della singola prestazione. Nel laboratorio, inoltre, sono state escluse dall’analisi economica le strutture sotto le 200.000 prestazioni annue.

«Efficienza non significa gigantismo. Se per costruire una tariffa nazionale si prendono a riferimento soprattutto grandi volumi ed economie di scala, bisogna dirlo chiaramente. La domanda è: il nuovo sistema tariffario sta favorendo, di fatto, un modello concentrato sui grandi operatori, rendendo più fragile la rete territoriale e di prossimità?».

Il dubbio è rafforzato dal Friuli-Venezia Giulia: per 89 prestazioni che la proposta nazionale lascia ai valori del 2024, la Regione ha rifatto autonomamente l’analisi dei costi. Dal confronto UAP emerge che 77 tariffe su 89 risultano superiori a quelle nazionali.

Per Giorlandino, «dopo l’annullamento del precedente decreto è legittimo chiedere se l’Area Programmazione abbia realmente superato le criticità della precedente istruttoria. Abbiamo fiducia nel Ministro Orazio Schillaci e gli chiediamo di verificarlo personalmente: se i costi delle singole prestazioni sono stati determinati, siano resi pubblici dati e metodo; se questo non è avvenuto, sia l’Area Programmazione del Ministro della Salute a dare conto del proprio operato».

NOMENCLATORE E LISTE D’ATTESA: LO STESSO PROBLEMA

Tariffe inadeguate danneggiano sia il privato accreditato sia le strutture pubbliche.

Nel privato possono ridurre la capacità di erogare prestazioni e di investire. Nel pubblico, se il valore riconosciuto è inferiore al costo effettivo, la differenza resta comunque nel bilancio dell’azienda sanitaria e contribuisce agli squilibri.

La domanda sanitaria, però, non scompare. Se diminuisce la capacità di una parte del sistema, aumenta la pressione sull’altra e possono crescere le attese.

Nonostante i miglioramenti registrati da AGENAS, nel primo semestre 2026 più di una prima visita su cinque e circa un esame diagnostico su sei continuano a essere erogati oltre i tempi massimi previsti.

Nomenclatore e liste d’attesa non sono quindi due problemi separati: tariffe incongrue possono indebolire proprio la capacità assistenziale che il SSN deve utilizzare per ridurre le attese.

«UAP difende insieme sanità pubblica e privata accreditata: due componenti simbiotiche dello stesso SSN, unite da un unico interesse, la salute dei cittadini. Il cittadino non chiede chi possiede la macchina per la risonanza: chiede che il SSN gli garantisca la risonanza quando ne ha bisogno», conclude Giorlandino.

CONFERENZA STAMPA NAZIONALE UAP

9 settembre 2026 – ore 11.00 – CEOforLIFE Clubhouse – Piazza di Monte Citorio 116, Roma

UAP riunisce le principali realtà associative nazionali e regionali della sanità privata accreditata e rappresenta circa 27.000 strutture e 350.000 addetti.

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