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Marco Carlomagno: «L’intelligenza artificiale non può trasformarsi nella nuova burocrazia. Le piattaforme dialoghino»

Nicolò Zambelli

La pubblica amministrazione italiana si trova davanti a una trasformazione che non può più essere rinviata. L’intelligenza artificiale, la digitalizzazione dei servizi e l’interoperabilità delle banche dati stanno cambiando il modo in cui lo Stato opera, ma senza un profondo rinnovamento dell’organizzazione e delle competenze il rischio è quello di sostituire la vecchia burocrazia con una nuova “burocrazia degli algoritmi”. È questa l’analisi di Marco Carlomagno, segretario generale della FLP, Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche, intervenuto ai microfoni di Montecitorio News24 per fare il punto sullo stato della PA e sulle sfide che attendono il settore.

Secondo Carlomagno, il principale problema della macchina pubblica nasce da lontano. “Nella pubblica amministrazione lavorano circa 3,6 milioni di dipendenti, ma abbiamo pagato quasi vent’anni di blocco delle assunzioni e della formazione”. Un periodo che ha prodotto un progressivo invecchiamento del personale, con un’età media arrivata a superare i 54 anni e amministrazioni centrali come Giustizia e Difesa caratterizzate da una forza lavoro ancora più anziana. A questo si è aggiunta una formazione quasi inesistente. “Quando è arrivato il ministro Paolo Zangrillo la media era di un’ora di formazione all’anno per dipendente. In realtà milioni di lavoratori non ricevevano alcun aggiornamento professionale, mentre il mondo cambiava”.

Nel frattempo sono arrivati il processo civile telematico, l’identità digitale, l’app IO, la diffusione dei servizi online e, oggi, l’intelligenza artificiale. “L’IA è già presente da anni nella nostra vita quotidiana”, osserva Carlomagno, ricordando gli algoritmi utilizzati dagli istituti di credito per valutare la concessione di un prestito o quelli impiegati nei controlli doganali per selezionare automaticamente le merci da sottoporre a verifiche.

Per il segretario della FLP, tuttavia, l’errore sarebbe considerare la tecnologia una soluzione in sé. “Se non cambiamo prima processi e procedure e ci limitiamo a inserire l’intelligenza artificiale nei meccanismi esistenti, creeremo semplicemente una burocrazia degli algoritmi”. Un rischio che, spiega, il sindacato ha cercato di affrontare anche durante il rinnovo dei contratti delle Funzioni centrali, introducendo specifiche disposizioni dedicate proprio all’utilizzo dell’IA.

Il principio deve essere chiaro: l’ultima decisione spetta sempre alla persona. “Può capitare che un cittadino si presenti per rinnovare la carta d’identità e il sistema lo consideri deceduto. Se il dipendente risponde semplicemente “il computer dice così”, il problema non viene risolto. Deve invece essere nelle condizioni di correggere l’errore”. Lo stesso vale per pratiche fiscali, pensionistiche, autorizzazioni o licenze. “Gli algoritmi possono sbagliare o produrre allucinazioni. Il cittadino non può essere costretto a fare ricorso quando tutta la documentazione dimostra che è il sistema ad aver commesso un errore”.

Accanto all’intelligenza artificiale, Carlomagno individua nella formazione il vero nodo della modernizzazione. “Non basta aumentare il numero delle ore obbligatorie. Serve una formazione di qualità, costruita sulle competenze necessarie per il lavoro che ogni dipendente svolge”. Secondo il leader della FLP, molte amministrazioni non conoscono neppure il patrimonio professionale di cui dispongono. “Non è sufficiente sapere quale titolo di studio possiede una persona. Bisogna conoscere le competenze maturate, le esperienze svolte e le specializzazioni acquisite”. Solo così, spiega, sarà possibile individuare i professionisti necessari per attività altamente specialistiche, come la progettazione europea, il project management o la gestione delle infrastrutture digitali attraverso il Building Information Modeling.

Un altro capitolo riguarda il funzionamento stesso degli uffici pubblici. “Non possiamo continuare ad avere organizzazioni verticali, quasi feudali. Oggi il lavoro si svolge in team”. Secondo Carlomagno, l’innovazione viene spesso rallentata da una struttura gerarchica che fatica a valorizzare i giovani professionisti. “Non si può affidare la trasformazione digitale a dirigenti che non hanno mai ricevuto una formazione adeguata e, contemporaneamente, assumere personale altamente qualificato lasciandolo senza reali possibilità di incidere”.

La digitalizzazione, aggiunge, dovrebbe tradursi soprattutto in una semplificazione concreta dei rapporti tra cittadini e amministrazioni. Da oltre vent’anni una legge stabilisce che gli uffici pubblici non possano chiedere documenti già in possesso di altre amministrazioni.

Eppure questo continua ad accadere. “Non ha senso chiedere il codice fiscale, la revisione dell’auto o altri certificati quando quei dati sono già disponibili negli archivi pubblici. In un’amministrazione moderna devono circolare i dati, non i cittadini costretti a spostarsi da un ufficio all’altro”.

Nel corso dell’intervista Carlomagno commenta anche il recente botta e risposta tra l’ex ministro Renato Brunetta e l’attuale titolare della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, di cui ha dato notizia Repubblica. Dopo le critiche mosse da Brunetta all’operato del ministro, il segretario della FLP riconosce alcuni risultati ottenuti dall’attuale governo, pur sottolineando che il percorso è ancora incompleto. “Zangrillo è un ministro con cui abbiamo rinnovato i contratti e introdotto nuove clausole, anche sull’intelligenza artificiale. Ha una cultura diversa, maturata nel settore privato, dove il merito e la valorizzazione delle persone sono elementi centrali”. Diverso il giudizio sull’impostazione che ha caratterizzato gli anni della riforma Brunetta. “Quella era la stagione dei “fannulloni”, di una pubblica amministrazione spesso descritta come un problema da combattere. Le difficoltà che oggi vediamo sono anche il risultato di quella lunga stagione”.

Ciò non significa, precisa Carlomagno, che il lavoro sia concluso. “Il cambiamento è iniziato, ma non basta”. Per il segretario della FLP il vero limite rimane l’assenza di percorsi di crescita professionale. “Nel settore privato esistono numerosi livelli di carriera. Nel pubblico, invece, dopo l’ingresso si rimane spesso nello stesso inquadramento per quarant’anni”. Anche la recente apertura che consente ad alcuni funzionari di accedere alla dirigenza rappresenta, a suo giudizio, soltanto “un primo passo”. La pubblica amministrazione avrebbe bisogno di figure tecniche intermedie, specialisti e responsabili di processi, senza costringere tutti a puntare esclusivamente alla dirigenza.

Le conseguenze di questo sistema sono già evidenti. Carlomagno cita il caso degli ispettori del lavoro: “A Milano è coperto appena il 30% della pianta organica”. Una situazione che, sostiene, deriva anche dalla difficoltà di attrarre e trattenere giovani qualificati. “Se assumiamo ingegneri, tecnici e professionisti e poi non li formiamo, non valorizziamo le loro competenze e non offriamo prospettive di crescita, è inevitabile che scelgano altre opportunità“.

Per Carlomagno, dunque, la sfida della pubblica amministrazione non si gioca soltanto sulla diffusione dell’intelligenza artificiale, ma sulla capacità di costruire un’amministrazione moderna, fondata su competenze, formazione, merito e organizzazione. “La tecnologia è uno strumento. La vera innovazione consiste nel mettere le persone nelle condizioni di utilizzarla per offrire servizi migliori ai cittadini. Perché la pubblica amministrazione, come dice la Costituzione, è al servizio esclusivo della Nazione e deve semplificare la vita delle persone, non complicarla”.

di Nicolò Zambelli

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