“Rispetteremo gli impegni assunti dall’Italia in sede internazionale per rafforzare la difesa nazionale, senza penalizzare altre politiche”. Dopo il question time del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti alla Camera, che ha ribadito come l’eventuale aumento delle spese per la difesa passerà da un voto parlamentare e non comporterà tagli a sanità e istruzione, il deputato della Lega Andrea Barabotti, componente della commissione Bilancio e Affari costituzionali, rivendica la linea del Carroccio sul dossier Safe – lo strumento dell’UE che fornisce prestiti fino a 150 miliardi di euro per aiutare gli Stati membri dell’UE ad aumentare rapidamente e in modo significativo gli investimenti nel settore della difesa mediante appalti comuni – e sul finanziamento del riarmo.
Barabotti, il ministro Giorgetti ha chiarito che l’ultima parola spetterà al Parlamento. È la strada che chiedeva la Lega?
È un impegno che il governo ha assunto in modo netto in sede parlamentare e su cui la Lega ha molto lavorato negli ultimi mesi. Siamo soddisfatti. Una scelta di questa portata deve necessariamente passare dal Parlamento, che sarà chiamato a dare un indirizzo al governo sulle modalità con cui rafforzare la nostra difesa.
Il nodo resta quello delle risorse. Il governo guarda al fondo europeo Safe, ma resta aperta anche l’ipotesi di finanziarsi sui mercati.
La credibilità del nostro Paese sui mercati ci consente ampi margini di scelta. Possiamo decidere di ricorrere al mercato per finanziare questa spesa aggiuntiva a tassi di interesse molto contenuti. Oppure possiamo decidere di sfruttare le linee di finanziamento previste dal piano Safe. Come maggioranza decideremo valutando con attenzione quale sia il migliore interesse per gli italiani”.
Giorgetti ha evidenziato vantaggi e criticità dello strumento europeo: da un lato condizioni finanziarie favorevoli e cooperazione industriale, dall’altro maggiori vincoli e burocrazia. È questa la valutazione della Lega?
Crediamo sia giusto valutare tutti gli aspetti senza pregiudizi. Ogni opzione presenta opportunità e limiti. L’obiettivo non è aderire a uno strumento per principio, ma scegliere la soluzione più conveniente per l’Italia sotto il profilo economico, industriale e strategico.
Il ministro ha anche escluso che l’aumento delle spese per la difesa possa essere finanziato riducendo gli investimenti in sanità o istruzione.
Su questo la posizione è chiara: rispetteremo gli impegni internazionali dell’Italia per rafforzare la difesa nazionale, senza penalizzare altre politiche fondamentali. Sicurezza, sanità e istruzione non sono obiettivi alternativi. Il compito della politica è trovare il giusto equilibrio, garantendo al tempo stesso la solidità dei conti pubblici.
Nelle prossime settimane il Parlamento sarà chiamato a esprimersi sul possibile ricorso al Safe. Per Barabotti il percorso è tracciato: “Come maggioranza decideremo valutando con attenzione quale sia il migliore interesse per gli italiani. Sarà il Parlamento ad avere l’ultima parola”, conclude Barabotti.