È arrivato alla Camera il decreto-legge 143/2026, già approvato con modifiche dal Senato, che introduce requisiti di compostabilità per alcune tipologie di imballaggi. Il provvedimento è in vigore dall’8 agosto, ma il suo percorso di conversione nei conclude l’8 ottobre. Non riguarda tutta la plastica: individua specifiche confezioni monouso immesse per la prima volta sul mercato nazionale.
La prima categoria comprende gli imballaggi per meno di 1,5 chili di ortofrutta fresca preconfezionata. Durante l’esame al Senato sono state però introdotte esenzioni per numerosi prodotti, tra cui fragole, pomodori e insalate confezionate, in attesa degli orientamenti della Commissione europea.
Il decreto interessa anche alberghi, ristoranti e servizi di catering: alcune confezioni monouso per alimenti e bevande consumati nei locali, le porzioni individuali di salse, conserve, panna da caffè e zucchero e determinati imballaggi flessibili per cosmetici e prodotti per l’igiene destinati a un singolo soggiorno. Sono previste eccezioni, fra le quali alcune confezioni fornite con cibi pronti da asporto. Per i piccoli prodotti per l’igiene degli alberghi, il testo approvato dal Senato richiede che anche il contenuto sia certificato biodegradabile e compostabile.
Per il consumatore non nasce un nuovo obbligo diretto. Produttori e operatori dovranno invece verificare materiali e certificazioni: il decreto richiama la norma UNI EN 13432 o standard europei equivalenti. Le sanzioni amministrative, da 2.500 a 25.000 euro, sono previste a partire dal 1° gennaio 2030.
Nel frattempo, alcuni produttori stanno rivedendo materiali e formati delle confezioni. «Tra le alternative alla plastica, per alcune applicazioni nell’ortofrutta, ci sono la carta, il cartoncino e il cartone ondulato», spiega Gianluca Castellini, CEO di Smurfit Westrock Italia.
Un trend fotografato da una ricerca Ipsos Doxa realizzata per l’Associazione italiana scatolifici all’inizio del 2026 e presentata a Milano nell’ambito di un incontro promosso dall’organizzazione evidenzia, spiega Castellini, «che il 57% delle aziende intervistate ha aumentato nell’ultimo anno l’utilizzo di imballaggi in cartone ondulato, mentre il 51% dichiara di aver sostituito altri materiali, in particolare la plastica, con soluzioni in cartone. Oltre otto aziende su dieci considerano inoltre sempre più importante la personalizzazione del packaging».
Il confronto politico di oggi ha riguardato soprattutto l’equilibrio tra tutela delle filiere produttive e riduzione degli imballaggi monouso. Il relatore Massimo Milani e Gianni Lampis, per FDI, sostengono che l’obbligo di compostabilità consente di salvaguardare un settore nel quale l’Italia è all’avanguardia, valorizzando il sistema nazionale di raccolta e trattamento dei rifiuti organici. Lampis rivendica una transizione ambientale compatibile con la competitività delle imprese.
Il Partito democratico riconosce il valore della filiera delle bioplastiche, ma contesta il metodo e alcune scelte del provvedimento. Eleonora Evi critica il ricorso all’urgenza a ridosso della scadenza europea e l’ampiezza delle esenzioni introdotte al Senato. Per il Pd, cambiare materiale non basta se resta invariato il modello dell’usa e getta: servono riduzione degli imballaggi, riuso e sostegni che rendano economicamente conveniente acquistare materiali riciclati. Silvia Roggiani ha annunciato l’astensione.
Anche il Movimento 5 Stelle, con Ida Carmina, giudica positivamente l’obbligo di compostabilità, ma ritiene che le numerose deroghe rischino di svuotarlo. Chiede di utilizzare la fase transitoria per finanziare ricerca, nuovi materiali e adeguamento delle linee produttive, evitando che i costi ricadano sugli agricoltori.
La tutela delle competenze industriali italiane costituisce dunque un punto di convergenza. Le criticità sollevate dalle opposizioni riguardano l’estensione delle esenzioni, il sostegno insufficiente alla transizione e l’assenza di interventi capaci di rafforzare il mercato del riciclato. Il nodo è accompagnare la sostituzione dei materiali con una riduzione effettiva dei rifiuti.
Fernanda Perri