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Nicolò Zambelli

Il Governo punta sull’iperammortamento per sostenere gli investimenti delle imprese, dopo la fine degli strumenti legati a Transizione 4.0 e 5.0. È uno dei messaggi principali arrivati dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, durante l’audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp). “L’iperammortamento sarà sicuramente non solo prorogato ma ulteriormente rafforzato”, ha assicurato il titolare del Mef, indicando nella misura uno dei principali strumenti a disposizione dell’esecutivo per incentivare gli investimenti produttivi. “Crediamo che, dopo che l’Europa ci ha fatto archiviare l’esperienza di Transizione 4.0-5.0, sia il più potente strumento per promuovere gli investimenti”.

Il tema è quello della competitività del sistema produttivo, in una fase in cui le imprese devono fare i conti con il rincaro delle risorse energetiche, le tensioni internazionali e condizioni di finanziamento meno favorevoli. Per Giorgetti, la prossima legge di Bilancio dovrà tenere insieme il sostegno all’economia e la necessità di mantenere credibili i conti pubblici. “La sfida rimane quella di contemperare due esigenze imprescindibili: da un lato, la prosecuzione del percorso di consolidamento dei conti al fine di preservare la fiducia dei mercati; dall’altro, l’utilizzo degli spazi disponibili per sostenere, con interventi selettivi, gli investimenti, la competitività e le esigenze concrete di famiglie, lavoratori e imprese”.

La definizione delle misure resta però legata al confronto con le istituzioni europee. La composizione della manovra, ha spiegato il ministro, sarà definita soltanto dopo il completamento della procedura per l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, che consente maggiore flessibilità per le spese legate alla difesa e alla sicurezza energetica. Il via libera formale del Consiglio Ue è ancora atteso. Le indicazioni sulle misure saranno contenute nel Documento programmatico di bilancio, che il governo trasmetterà a breve al Parlamento e alle autorità europee.

Giorgetti ha ribadito la fiducia nella possibilità di ottenere un’interpretazione delle regole che tenga conto delle esigenze del Paese, nel rispetto della sostenibilità della finanza pubblica. Le risorse aggiuntive per difesa e sicurezza energetica, ha spiegato, saranno destinate in misura significativa alla spesa in conto capitale, con l’obiettivo di sostenere investimenti e occupazione. Il ministro ha inoltre ricordato che, al netto degli effetti della clausola, l’indebitamento netto resterebbe sotto il 3 per cento del Pil lungo l’intero orizzonte di previsione. Se il dato sarà confermato nel prossimo aggiornamento, insieme a un deficit inferiore al 3 per cento nel 2026, potrebbe consentire la chiusura della procedura europea per disavanzo eccessivo.

Il quadro resta esposto ai rischi legati all’evoluzione dello scenario internazionale. L’aumento dei prezzi dell’energia può incidere direttamente sui costi di produzione delle aziende e, attraverso l’inflazione, sulla domanda interna. Un rischio sottolineato anche dal presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, secondo cui sarà necessario monitorare la trasmissione dei rincari all’economia e i loro possibili effetti negativi su famiglie e imprese. Una discesa più lenta delle quotazioni delle principali materie prime energetiche potrebbe ridurre la crescita del Pil di 0,2 punti percentuali nel 2027 e di 0,4 punti nel 2028 rispetto allo scenario di base.

Anche la Banca d’Italia ha evidenziato i rischi derivanti dall’instabilità geopolitica, dai rincari energetici e dall’aumento dei costi di finanziamento. L’economia italiana ha mostrato una tenuta superiore alle attese, ma le prospettive restano condizionate dall’incertezza internazionale. Per sostenere la produttività, secondo Bankitalia, sarà importante privilegiare gli investimenti nella composizione della spesa pubblica, sia per la difesa e l’energia sia per il sostegno tradizionale all’economia.

Sul fronte della spesa, Giorgetti ha richiamato il ruolo degli investimenti pubblici, previsti al 4 per cento del Pil nel 2026, al 3,9 per cento nel 2027 e su livelli ancora elevati negli anni successivi. Un percorso che riflette anche la continuità degli impegni assunti con il Pnrr, con l’obiettivo di preservare la componente della spesa maggiormente orientata alla crescita e alla modernizzazione del Paese.

La prudenza, tuttavia, resta la linea del Mef. Il ministro ha difeso la credibilità finanziaria italiana e la necessità di rispettare gli impegni presi, escludendo un ricorso disinvolto allo scostamento di bilancio. Per le imprese, dunque, la direzione indicata è quella di incentivi agli investimenti e risorse mirate, ma la portata concreta degli interventi dovrà fare i conti con i margini finanziari disponibili e con la conclusione del negoziato europeo.

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