REFERENDUM, ALTA AFFLUENZA E PRIMO STOP PER IL GOVERNO
Il referendum segna un passaggio politico rilevante. L’affluenza si è attestata intorno al 59%, un dato alto per una consultazione referendaria che ha superato le elezioni europee del 2024 (49,7%)segno di una mobilitazione ampia. Il risultato è netto: il No vince con il 53,7%, contro il 46,3% del Sì, pari a circa 16 milioni di voti contrari e 14 milioni favorevoli. Un esito che apre una riflessione politica per l’esecutivo, alle prese con le dimissioni del capo di gabinetto Giusi Bartolazzi di Carlo Nordio e del viceministro Andrea Delmastro. Resta il nodo interpretativo: si tratta di una sconfitta politica o di una bocciatura limitata al merito del quesito? Il dato che pesa di più arriva però dai giovani. Nella fascia 18–34 anni il No supera il 55%, risultando decisivo e accompagnato da una partecipazione superiore alle attese.È qui che il voto assume un significato più ampio: la mobilitazione delle nuove generazioni riflette una preoccupazione diffusa per il futuro e trasforma il referendum in un segnale politico che il governo non può ignorare.
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