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Enzo Amich, Fratelli d’Italia, porta la Costituzione a fumetti tra i banchi di scuola

Redazione

Quando il deputato Enzo Amich non va in Parlamento, entra nelle scuole, elementari e medie. E non porta un manuale di diritto costituzionale. Porta un fumetto. «Ho deciso di raccontare la Costituzione ai ragazzi», spiega il politico docente della Scuola Nazionale di Educazione Civica – Campus Montecitorio nella lezione dedicata proprio alla Costituzione. Dentro il libretto che con gli alunni condivide, ci sono i primi dodici articoli della Costituzione, trasformati in immagini per i bambini delle elementari e i ragazzi delle medie.  In una delle vignette c’è anche Matilde, sua figlia. L’idea gli è venuta all’inizio del mandato parlamentare e da quattro anni la porta nelle classi con una convinzione quasi majakovskiana: la politica, se vuole farsi capire, ogni tanto deve uscire dai palazzi. «Non sono un costituzionalista», mette subito le mani avanti. Quello che prova a raccontare ai ragazzi è altro: chi erano gli uomini e le donne che scrissero la Costituzione e, soprattutto, che cosa avevano visto prima di sedersi a scriverla.

Perché parole come libertà, uguaglianza o democrazia oggi rischiano di avere un difetto: sembrano normali.

Amich allora torna indietro. Alle due guerre mondiali, al fascismo, alle dittature europee, alla perdita delle libertà, all’8 settembre, alla Liberazione. Poi al 2 giugno 1946, alla scelta tra monarchia e Repubblica e all’Assemblea costituente. «Non stiamo parlando di secoli fa. Stiamo parlando di ottant’anni fa».

È probabilmente questo il passaggio che gli interessa di più: spiegare che la Costituzione non nasce in un’aula tranquilla, come un esercizio di diritto, ma alla fine di uno dei periodi più violenti della storia europea. E che a scriverla furono persone divise praticamente su tutto, ma abbastanza d’accordo su una cosa: quello che era successo non doveva accadere di nuovo. Poi comincia il viaggio nei dodici articoli.

Il primo è forse il più conosciuto e proprio per questo Amich rallenta sulle parole: «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro». Non sulla nascita, non sulla ricchezza, non sul privilegio. Sul lavoro. E la sovranità appartiene al popolo, certo, ma si esercita «nelle forme e nei limiti della Costituzione».

Ai bambini spiega l’articolo 2 partendo dalla solidarietà. Sul terzo si ferma ancora di più. I Costituenti avrebbero potuto limitarsi a scrivere che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Invece hanno voluto specificare: sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. E hanno affidato alla Repubblica anche il compito di rimuovere gli ostacoli che, nella vita reale, possono impedire quell’uguaglianza.

Con l’articolo 4 il discorso diventa ancora più semplice. Amich chiede ai bambini che cosa vogliono fare da grandi. Qualcuno risponde: il veterinario. E allora il diritto al lavoro diventa la possibilità di avere gli strumenti per provare a diventarlo. «Se realizzi quel sogno, l’amore e la passione che metterai nel curare gli animali saranno anche il modo in cui restituisci qualcosa alla comunità».

Si va avanti così. Le autonomie locali, le minoranze linguistiche, la libertà religiosa, la cultura, il paesaggio, i rapporti con gli altri Stati. Fino all’articolo 11. Qui c’è una parola sulla quale Amich insiste: ripudia.

Non evita, non sconsiglia. Ripudia la guerra.

Detta oggi può sembrare una formula. Rimessa nel 1947, dopo due guerre mondiali e vent’anni di fascismo, assume un altro peso. «È un verbo definitivo», dice Amich. E lo usa per mostrare ai ragazzi quanto la storia continui a stare dentro le parole della Costituzione.

Ma a un certo punto i libri si chiudono.

Agli studenti viene chiesto di inventare una legge. Devono scegliere un problema, discuterlo insieme e provare a trovare una soluzione. Qui Amich si concede una battuta: «A volte escono leggi molto più interessanti rispetto a quelle che normalmente mi tocca sentire». Ridono, naturalmente. Ma il punto è serio.

Perché forse è più facile spiegare che cos’è la politica facendo provare a un bambino il difficile esercizio di mettere d’accordo gli altri su una regola, piuttosto che raccontandogli come funziona una Commissione parlamentare. Ed è qui che arriva l’altra parte del discorso. Quella che riguarda gli adulti almeno quanto i ragazzi.

«Il partito che vince sempre più di tutti è l’astensionismo», dice Amich. Per lui il problema è la disaffezione, soprattutto di chi finisce per confondere l’errore di un politico con il fallimento della politica. Si smette di informarsi, di partecipare, di occuparsi del bene comune. E alla fine, semplicemente, ci si tira fuori.

È anche per questo che ha scelto di cominciare dalle scuole.

Sul finale dell’incontro Amich torna alla generazione che scrisse la Carta. Persone che avevano conosciuto dittatura, carcere, persecuzioni, guerra. «La Costituzione non è stata scritta per persone perfette», dice. È stata scritta sapendo bene «di cosa sono capaci gli uomini» quando il potere non trova limiti e quando le persone smettono di partecipare. Poi fa qualche esempio: votare, fare volontariato, occuparsi della propria comunità, non girarsi dall’altra parte. Anche questa, dice, è Costituzione.

E forse il fumetto serve proprio a questo: farla incontrare ai ragazzi prima che qualcuno riesca a convincerli che la politica non li riguarda.

Fernanda Perri

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