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Nicolò Zambelli

Deficit al 3,1 per cento. Caro energia. Inflazione. Gli italiani e gli europei in questi ultimi mesi fanno i conti con un generico aumento dei prezzi, dal’energia a quelli per il carrello della spesa. I governi intervengono, ma non basta. Ed ecco che oggi inizia il primo giorno di sconto sulla benzina voluto dall’Eni, e che con esso ha provocato lunghe code nei distributori di tutte le città del nostro paese. Ci avviamo verso la manovra finanziaria del 2027, e con l’ex viceministro dell’Economia nei governi Letta e Draghi, oggi deputata del Pd Maria Cecilia Guerra proviamo a fare il punto su come saranno spesi i nostri soldi per l’anno prossimo e soprattutto, da dove arriveranno.

 

Con il deficit al 3,1%, si stringe lo spazio di manovra, per la manovra? Dove si trovano ora le risorse?
Il controllo dei conti pubblici è stato presentato per quattro anni dal governo Meloni come il principale obiettivo, al cui altare sono state sacrificati sia la promessa riduzione della pressione fiscale, che ha raggiunto infatti i livelli più alti degli ultimi quindici anni, sia una ad una le altre promesse che avevano caratterizzato la campagna elettorale, prima fra tutte il superamento della legge Fornero. Oltre a un grave  danno alla reputazione, la mancata uscita ha anche conseguenze sulla manovra, perché  cambia gli effetti dell’eventuale ricorso alle clausole di flessibilità per  ampliare le spese per Energia e Difesa. Perché accumulare altro deficit con queste clausole rende ancora più difficile uscire dalla infrazione negli anni a venire. Si restringono quindi gli spazi d’azione per la manovra, che richiede ancora più oculatezza.

Sui carburanti, cosa dovrebbe fare concretamente il governo? Per ora la grande mano l’hanno data le società energetiche (veda Eni).
Le conseguenze della dissennata guerra intrapresa per volontà di Netanyahu e Trump, senza che dal nostro governo sia venuta una sola parola di condanna, ha conseguenze rilevanti non solo sul costo del petrolio ma più in generale sul costo dell’energia per imprese e consumatori. Non si sono viste politiche di medio periodo. Il governo è intervenuto con misure temporanee, come la riduzione delle accise, e poi con una riduzione parziale della imposta di bollo, per il 2027, di cui beneficerà circa il 30 per cento del parco auto.

È qui che entrano in campo le aziende infatti.
La grande partecipata statale del settore, l’Eni interviene ora con un impegno a calmierare, temporaneamente, i suoi prezzi. Può farlo perché essendo in una filiera integrata, in cui controlla cioè tutte le fasi fino alla distribuzione, compresa la raffinazione, in cui sta facendo grandi profitti. Noi sosteniamo l’idea che profitti così eccezionali debbano essere, in parte, messi a disposizione della collettività, perché non son frutto di investimenti e merito, ma dipendono da condizioni esterne, internazionali. Una tassazione sugli extraprofitti è stata infatti introdotta, in situazioni simili, sia da Draghi che dalla Meloni stessa all’inizio della legislatura. Va ricordato che il nostro paese paga un costo particolarmente alto dovuto alla sua forte dipendenza dalle energie fossili.

Passare al rinnovabile? O al green? Possono essere soluzioni.
Gli investimenti in energie rinnovabili sono stati fortemente rallentati da questo governo anche rispetto agli impegni che aveva inizialmente assunto. Mancano poi politiche che aiutino i cittadini a sostituire spostamenti con mezzi propri con il ricorso al trasporto pubblico locale, che questo governo ha definanziato, non sostenendo neppure adeguatamente i rinnovi contrattuali. Abbonamenti gratuiti per lavoratori e studenti che devono necessariamente spostarsi sarebbero strumenti più efficaci rispetto a una riduzione del bollo che va a favore anche di chi ha più macchine o non usa l’auto per lavoro e studio.

Tra inflazione, energia e costo della vita, qual è oggi l’emergenza economica più sottovalutata dal governo Meloni?
Il governo ha avuto nella inflazione un grande alleato, che ha portato nelle casse dello Stato tramite il fiscal drag più di 30 miliardi, soprattutto a carico di lavoratori dipendenti e pensionati. Una inflazione che è stata restituita solo parzialmente nei salari dei dipendenti pubblici e che ha diminuito il valore reale delle spese in settori importanti di welfare, come la sanità e la istruzione.

L’alto costo dell’energia è il maggiore dramma ignorato dal governo Meloni, dal punto di vista economico: riduce la competitività delle nostre imprese e aumenta il peso delle bollette per le famiglie. Alcune delle proposte del Pd sono state parzialmente accettate, ma bisogna procedere come diciamo da tempo, ad esempio favorendo il disaccoppiamento nelle modalità di fissazione dei prezzi, per favorire il trasferimento sui prezzi sostenuti da imprese e famiglie del minor costo delle energie rinnovabili rispetto a quelle fossili.

Dopo quasi quattro anni di governo, qual è l’errore più significativo della politica economica di Meloni e quale scelta avrebbe fatto diversamente?
Parlare di politiche economiche di questo governo è praticamente parlare del nulla. Abbiamo visto un susseguirsi di piccole misure spot, la distribuzione di piccoli aiuti e incentivi, al di fuori di ogni idea di medio periodo su dove si vuole portare il paese. Basti pensare alla totale assenza di politiche industriali pure a fronte della crisi di settori fondamentali come la chimica di base e l’acciaio.

E sull’energia? Anche la vostra segretaria ha avanzato proposte, inviate a Meloni con una lettera.Con riferimento all’energia, ad esempio, Elly Schlein ha proposto possibili utilizzi della clausola di flessibilità per le spese energetiche che andrebbero nella direzione di migliorare strutturalmente la situazione economica del paese. Bisogna affrontare temi di lungo periodo per accompagnare le imprese nella riconversione ecologica, potenziare reti e sistemi di accumuli e favorire così la infrastrutturazione per la elettricità. Altre misure riguardano il conto termico e le pompe di calore per innalzare l’efficienza energetica degli edifici abitativi.

Quali sono le priorità del Pd per la prossima manovra? Le condividete con gli alleati del campo largo? Ci saranno anche le elezioni politiche, forse anticipate.
Fra le priorità del Partito democratico, da condividere con gli alleati, ci sono le proposte in campo energetico appena richiamate, per ridurre i costo della energia, l’indicizzazione del sistema fiscale, per bloccare il drenaggio fiscale a carico dei soli contribuenti che pagano l’Irpef,  forme di indicizzazione dei salari, per evitare di posticipare il recupero della inflazione al momento di rinnovi contrattuali tardivi, lo stop  al definanziamanto dei principali programmi di welfare, sanità e istruzione, e primi passi in direzione di un sistema fiscale più equo in cui passi  il  principio che a parità di reddito dobbiamo pagare tutti la stessa imposta

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