
In audizione a Palazzo Madama il direttore generale di Confitarma fotografa l’impatto della crisi di Suez e Bab el-Mandeb. Messina, Assarmatori: il rerouting aumenta tempi, costi e noli.
La crisi del Mar Rosso non riguarda più soltanto la sicurezza delle navi. Sta cambiando le rotte del commercio mondiale e rischia di spostare fuori dal Mediterraneo una parte crescente dei traffici destinati all’Europa. È l’allarme lanciato da Luca Sisto, direttore generale di Confitarma, durante l’audizione al Senato dedicata al traffico mercantile nel Mar Rosso, alla quale è intervenuto anche Stefano Messina, presidente di Assarmatori.
I numeri portati in Commissione descrivono una situazione già pesante: i transiti attraverso il Canale di Suez si sono dimezzati rispetto al 2023, mentre a Bab el-Mandeb il calo arriva al 60 per cento, con appena 25-30 navi al giorno. Un dato particolarmente rilevante per l’Italia, dove circa il 60 per cento dell’interscambio commerciale viaggia via mare. Sisto ha richiamato soprattutto il rischio per il sistema portuale nazionale. Le compagnie, per evitare le aree più esposte, sono costrette a circumnavigare l’Africa passando dal Capo di Buona Speranza. Il rerouting allunga i tempi di navigazione, riduce la disponibilità delle navi e spinge verso l’alto i noli. Ma soprattutto rischia di rendere meno conveniente l’ingresso nel Mediterraneo, favorendo i grandi scali del Nord Europa a scapito dei porti italiani. Sul nodo dei costi si è soffermato anche Messina. I tragitti più lunghi significano maggiore consumo di carburante e quindi più emissioni, mentre le compagnie continuano a essere soggette alla tassazione europea sulla CO₂. Un meccanismo giudicato paradossale dagli armatori perché finisce per penalizzare economicamente deviazioni rese necessarie da ragioni di sicurezza.
Al centro dell’audizione anche la tutela degli equipaggi e la necessità di una maggiore risposta europea. L’Italia è impegnata nella missione Aspides a protezione del traffico commerciale nel Mar Rosso, ma dal confronto al Senato è emersa la richiesta di un coinvolgimento più forte dell’Unione europea, anche sul piano economico.
Per Sisto, dunque, la questione va oltre l’emergenza militare: in gioco c’è la capacità dell’Italia di restare centrale nelle grandi rotte commerciali. E con essa la competitività dei suoi porti, della logistica e dell’intero sistema produttivo.
Fernanda Perri