C’è una Roma che ha deciso di non restare più inerte di fronte al proprio degrado e di smettere di aspettare soluzioni calate dall’alto. È la sfida lanciata dalla Consulta Roma Smart City Lab, il primo laboratorio «100% civico» della Capitale, un organismo permanente che punta a sopravvivere ai cicli della politica per diventare la memoria storica del cambiamento cittadino, indipendentemente da chi siederà in Campidoglio nelle prossime consiliature. Come spiegato dal presidente Leandro Aglieri, un imprenditore che «fa politica senza essere un politico di professione», la Consulta non è un semplice luogo di discussione, ma una struttura operativa che ha imposto un cambio di paradigma: passare dal semplice coinvolgimento dei cittadini alla «co-creazione». Significa portare le istanze del territorio direttamente nella «sala macchine» dove si progettano i servizi, superando l’epoca della tecnologia asservita unicamente ai colossi industriali.
Questa rete, definita multi-stakeholder, olistica e multidisciplinare, riunisce oggi 313 soggetti. Al suo interno convivono 176 imprese (dalle startup ai giganti come Terna e Wind 3), 78 associazioni di quartiere, 11 università e i principali enti di ricerca nazionali come ENEA, CNR, ISTAT e l’Istituto Nazionale di Astrofisica. Il lavoro è suddiviso in 11 tavoli tematici — dalla mobilità, che è il più affollato con 47 aderenti, alla cultura e al sociale — coordinati da un direttivo di 15 esperti. L’obiettivo dichiarato da Aglieri è ambizioso: raggiungere «mille aderenti per mille progetti», creando un “cervello collettivo” capace di dialogare con tutta la giunta capitolina e con le società municipalizzate come ATAC e Farmacap per atterrare concretamente sul territorio.
La prova di questo metodo si gioca tra le strade della città. A Corviale, è nato il cosiddetto «progetto per gli anziani del nono piano»: un servizio di teleassistenza domiciliare ideato ascoltando i residenti del «Serpentone», spesso prigionieri in casa quando gli ascensori si guastano. È la dimostrazione che l’innovazione deve rispondere a bisogni umani elementari prima che tecnologici. Contemporaneamente, l’Eur si candida a diventare un quartiere pilota integrato, un modello di mobilità e servizi digitali che punta a superare l’eccellenza di Copenaghen e ad attrarre esperti e visitatori persino dal Giappone.
Questa visione trova il suo manifesto nel primo libro partecipato di Roma Capitale, scritto collettivamente da trenta autori della Consulta. Il volume segna una rottura simbolica fin dal titolo: non più “Smart City”, termine considerato freddo e per soli specialisti, ma «Roma Città Solare». Per Aglieri, la «Città Solare» è una metropoli accessibile e semplice, dove la tecnologia è uno strumento di solidarietà e la rivoluzione parte dai quartieri. Ma la scommessa romana non si ferma al Raccordo Anulare e punta a farsi «Smart Nation». Il modello della Consulta sta infatti diventando un caso nazionale: la sua delibera istitutiva è già stata adottata da Palermo, mentre collaborazioni e scambi sono attivi con i delegati dei sindaci di Milano, Genova e Venezia. L’obiettivo finale è creare una rete di laboratori civici che unisca l’Italia nella progettazione di città solari, più umane e capaci di guardare al futuro senza barriere politiche.
Fernanda Perri